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Leggende e superstizioni

Chi volesse tracciare un quadro attendibile delle vicende storiche attraversate dalla nostra Irpinia nell’alto medioevo non si troverebbe ad affrontare un’impresa facile: le fonti che facciano esplicitamente riferimento a questa terra sono assai avare.
 
 Lo studioso Nicola Gambino sostiene che il Ducato di Benevento “iniziando dall’Ufita saliva per un vallone (Macchia di Panno? N.d.r.)comprendente la grande roccia del Pesco. Poi saliva attestandosi sulla cima del Monte Forcuso e di qui discendeva per comprendere la montagnola di Rocca San Felice e si snodava lungo il torrente Fredane”.
 
La zona fu poi conquistata dai Normanni, che vi costruirono i loro castelli: Ariano Irpino, Trevico, e forse anche il nostro fortilizio/castello del Pesco.
 
Nel 1075 Roberto il Guiscardo dona all’abate del monastero di Santa Sofia in Benevento il castello di Sant’Angelo al Pesco, sul confine di Frigento, con il territorio circostante: si tratta con ogni probabilità della zona che comprende il nostro rudere e la “Pietra del Pesco”.
 
Nel Catalogo dei Baroni troviamo nuovamente citato il nostro piccolo castello e alla fine del XII secolo esso doveva essere sicuramente un valido posto di guardia, al di là del fiume Ufita, a controllo dei traffici, dei movimenti e degli interessi di Roberto il Guiscardo.
 
Dopo tale periodo non si hanno più notizie del nostro sito. Presumibilmente iniziò proprio allora la sua decadenza, in quanto non rappresentava più una posizione strategicamente importante. (Sull’argomento vedi anche un articolo di M. De Luca in VICUM).
 
Una ricerca archeologica sistematica potrebbe sicuramente offrire momenti ed elementi di maggiore certezza, atti a squarciare il mistero e l’alone leggendario che circonda ancora oggi la nostra “Pietra del Pesco” ed il suo castello.
 
Numerose e colorite sono le leggende fiorite intorno alla “Pietra del Pesco”: c’è chi sostiene che il posto è abitato dai diavoli e c’è chi giura addirittura di averli visti entrare ed uscire di corsa dai numerosi anfratti della roccia calcarea. Ma si trattava forse semplicemente di timidi , impauriti e setolosi tassi, che si rifugiavano nelle loro tane al primo rumore e ancora presenti nella zona.
 
C’è poi chi vi ha cercato, e talvolta vi cerca ancora, ricchissimi e favolosi tesori lì nascosti dai briganti, che infestavano tutta l’area, soprattutto tra il 1850 ed il 1870.
 
Un’altra leggenda, forse la più suggestiva, considera il rudere un’opera incompiuta, abbandonata da un frate che voleva erigervi un eremo solitario: fu svegliato dal canto furibondo di un galletto impertinente e, pensando che il luogo fosse abitato, fuggì via.
 
Gli abitanti di Sturno e quelli di Frigento pensano invece che il loro due santi protettori, San Michele e San Marciano, provengano proprio dal nostro castello…
 
Intanto sarebbe opportuno tutelare meglio il sito, prevederne un restauro conservativo ed un consolidamento, per impedire che le ingiurie del tempo cancellino per sempre un’altra preziosa ed importante testimonianza della nostra storia e del nostro ricco patrimonio culturale.
 

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